KonMari non significa Minimalismo

by Ingrid
Konmari vs minimalismo

Poiché molti pensano che il metodo ideato da Marie Kondo sia sinonimo di “buttare tutto e vivere con poco”, desidero precisare che KonMari non significa Minimalismo. E ora vi spiego perché.

L’errore principale che porta a credere a questo falso mito è dare per certo che Marie ci “obblighi” a buttare tutto. Sono una sua consulente certificata. Conosco ed ho messo in pratica il metodo alla perfezione durante il mio percorso di riordino, e vi assicuro che tutto ciò che ho lasciato andare (il termine BUTTARE non mi piace) era O qualcosa di veramente inutile e non lo usavo, O non mi dava assolutamente gioia. Non mi sono sentita in alcun modo obbligata a separarmi da oggetti che amavo solo per il fatto di dover “vivere con meno”.

Ne ho parlato in maniera più approfondita in questo video: Un pò di chiarezza sul Metodo KonMari

Certo, è molto probabile che chi porta a termine tutto il percorso di riordino secondo questo metodo decida di ridurre la quantità di ciò che possiede prediligendone la qualità. Io stessa ho modificato alcuni aspetti del mio rapporto con gli oggetti: sento sempre di più la necessità di circondarmi di poche cose ma buone e che, in primis, mi diano gioia. Ma questo è un “effetto” della magia che il metodo KonMari può avere sulla vita di chi lo segue.

Le differenze principali tra KONMARI e MINIMALISMO possono essere riassunte così:

  • MINIMALISMO significa vivere con meno, ridurre all’essenziale i proprio consumi – KONMARI significa vivere circondati da cose che danno gioia
  • Marie Kondo non è contro il superfluo: la quantità e la qualità degli oggetti che si desidera possedere è soggettiva. Io ad esempio ho decine e decine di candele profumate che amo e dalle quali non mi separerei MAI. Tutto è concesso purché dia gioia e sia fonte di felicità e amore. Un Minimalista ne avrebbe al massimo una … o addirittura nessuna, poiché la considera “inutile”
  • Un minimalista non si focalizza in primis sul fattore GIOIA (o eventualmente non è il fattore principale che lo conduce alla scelta di possedere un oggetto). Ciò che interessa ad un minimalista è lo scopo e la frequenza d’uso di tale oggetto: lo uso spesso? ne ho altri simili? è proprio necessario? mi serve o posso farne a meno?
  • Per un minimalista un oggetto è solo un oggetto. E’ difficile che instauri con tale oggetto un rapporto “affettivo”. Nel metodo KonMari invece ogni cosa ha un’anima (Marie è Shintoista), e come tale richiede amore e cura.

Trovo tuttavia una somiglianza tra queste due “filosofie”, ed è il fatto che entrambe siano stili di vita. Mi spiego meglio:

Il MINIMALISMO è di per se uno stile di vita. Si rimuovono eccessi e distrazioni in ogni aspetto: oggetti, situazioni e persone.

KONMARI ha inizio da un riordino eccezionale (la cui durata è in media di 5 – 6 mesi) che però, cernita dopo cernita, porta ad una consapevolezza sempre maggiore in chi mette in pratica questo percorso a tal punto da “Konmarizzare” (termine inventato che però rende bene il concetto) la propria vita. La parola d’ordine diventerà GIOIA, e tutto ciò che ci circonderà dovrà passare questo “test”: lo amo? mi fa stare bene? lo uso? e se non lo uso può dare gioia a qualcun altro?

In entrambi i casi si rivoluziona il modo di approcciarsi alla vita. Si faranno scelte più consapevoli e meno dettate dall’impulso del momento.

Ci sono minimalisti che strizzano l’occhio al metodo KonMari, così come ci sono persone che hanno fatto proprio il metodo e che pian piano si avvicinano al minimalismo. Le due filosofie possono coesistere, ma una non implica l’altra.

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